Una Messa diversa

Cambiando luogo anche solo x lo spazio breve di qualche ora si cambia prospettiva, punto di vista, ottica e visuale. Ed è proprio quello che ci è successo domenica mattina, andando alle Piagge da Don Santoro per la messa delle undici. In un prefabbricato anonimo con le porte bislacche che non si potevano aprire che dall'interno, un uomo giovanile facendo lo slalom tra capannelli di persone in tranquilla conversazione, si dirige a passo deciso verso un tavolo con dietro un cristo ligneo. Indossa le vesti sopra ai jeans e fà partire la celebrazione. Le sedie, tutte diverse, sono disposte su più file ed anche se non hanno proprio un ordine rigoroso, non creano effetti di confusione. Alla nostra destra un tavolo con bambini che commentano foto, sorvegliati da due ragazze ed una signora di mezza età. Tutta un'altra musica, penso. Prima di tutto qui i bimbi non solo sono previsti, ma paiono gradevolmente accettati e sopratutto le persone sembrano davvero interessate a ciò che gli verrà comunicato. La massa di ragazzetti riposte le foto, si sposta compatta fermandosi ai lati del prete che si mette a discorre con loro facendogli anche qualche battuta. In risposta, sorrisi distesi dalla platea poi si prosegue verso una linea più classica, conosciuta, codificata. Per quanto moderna e decisamente più elastica, rimane pur sempre una Messa mi dico, e come tale ne deve rispettare le modalità formali. Quindi anche se non vige la regola del silenzio claustrofobico si intuisce che una certa compostezza è consiglita. Ed ecco perchè le due donne entrano in azione portando fuori il gruppo di bimbetti oramai al limite. Colgo l'occasione al balzo e mi unisco a loro seguendoli con i miei. Siamo fuori, in uno spazio che fortunatamente è provvisto di tettoia infatti scalogna nera, stà piovendo. Osservo le educatrici mentre uniscano tavoli più piccoli a quello centrale dai bordi segnati, sicuramente un tempo un tavolo da ping pong. Le aiuto a disporre i ragazzi a coppie e poi uno di fronte all'altro. Spuntano dei tappi di plastica piccoli, grandi, medi. Alcuni hanno il marchio della Mukki, altri il simbolo della Coca Cola. Il gioco è quello di tirarsi i tappi e cercare di fare gol al compagno che ci stà di fronte. Niente di più sobrio ed essenziale. Storco il naso dentro di me. Figurati se i bimbi d'oggi si trastullano con questi passatempi “POVERI” mi dico, li facevo io almeno vent'anni fà. Con diffidenza perciò, mi metto ad osservare la scena, sicura di sentire presto lagne e rifiuti da parte degli animati. Ed è proprio lì che avviene l'insospettabile.... Tutti cominciano a giocare e cosa ancora più sorprendente, paiono divertirsi sul serio. Niente smorfie, niente liti, niente bizze. Le ragazze girano lentamente attorno al tavolo, sorvegliando il procedere del gioco e aggiungendo gradi maggiori di difficoltà. Adesso solo con una mano, poi con l'altra. I ragazzi le guardano ed eseguono le indicazioni. Anche il mio più grande non si sogna di trasgredire, mentre il piccolo si trastulla con i sassi che lancia nelle pozzanghere al limite della tettoia. I minuti volano via e si passa al gioco successivo: “Un bastimento carico di....” altro cavallo di battaglia della mia infanzia. Nuovamente rimango sorpresa dall'entusiamo di questi ragazzi che si stringono vicino a colui che deve far capire la cosa da indovinare. Non ci sono gormiti, ne carte di dragonball, spade, pistole o palloni firmati a fare da mastice, da collante tra questi giovani ma solo la loro voglia di giocare assieme, di condividere il tempo e lo spazio. Una bella novità vederli così, mi fà balzare indietro con il ricordo di quando io facevo le gite fuori porta con i miei cari animatori. Una coppia celestiale che ci ha tenuto in grembo negli anni più difficili. Sarà forse così anche qui, con queste due ragazze e la signora che si crea la magica e sempre più rara alchimia di un adulto che stà veramente con i bimbi ed i bimbi che stanno serenamente tra di loro. Sarà un caso, ma quando l'adulto è “attivo” (ma non invasivo) nell'organizzazione del gioco dei fanciulli, si crea un vero e proprio scambio reciproco, si mette in comune quello che siamo. Ma la Messa era fuori o dentro?

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