Sotto un brevissimo racconto da me scritto in collaborazione della rivista 'l'albero dello Sciamano' nel lontano 1999 in cui, ci tenevo a specificare 'Ogni riferimento a cose fatti o persone realmente accadute o esistenti è stato decisamente voluto e questo racconto è dedicato a loro' Il risveglio Che pace... mi inonda il silenzio pieno di quella musica d’orchestra fatta dal rumore delle biciclette, dallo sciaquettio dei canali, e dal leggero fruscio dei battelli sull’acqua. Sono sveglio da dieci minuti e mi decido a scendere le ripidissime scale di legno cigolanti. Aggirandomi incredulo per le stanze della casa sono spaventato e grato di tanta solitudine. Un’ondata di realtà aggredisce la parte di me che stava ancora stava dormendo nel letto di sopra e mi infilo nel bagno per una lunga e calda doccia. Mentre godevo di tanta delizia sento suonare il campanello. “Abita qui Stefano Pompa?” fà l’uomo alla porta “Sì. Sono io” rispondo cercando di allacciarmi l’accappatoio e dirigendomi verso l’asciugamano bianco sul divano. “Chiuda la porta che fà freddo.” aggiungo asciugandomi i capelli. Sforzandosi di cercare il giusto accento e il tono più professionale possibile, l’uomo dice in un Italiano stentato che deve consegnarmi un’ingiunzione del tribunale di Roma e poi attacca a parlare di legislazione, commissione degli stati uniti d’europa e politiche sovranazionali. “Si rende conto che se torna in Italia sarà arrestato?” mi chiede lui incredulo di tanto distacco. Io firmo i fogli e cerco di sbattere l’uomo fuori dalla porta il più gentilmente possibile. La cosa non mi sorprende, era questione di giorni ormai. La comissione non poteva sopportare a lungo le pressioni dei francesi che ultimamente si erano fatti sempre più sentire. L’Italia come al solito era incapace di definire una precisa politica e sviluppare una posizione forte. L’olanda aveva ceduto. Per me non cambiava molto. La giornata era attrezzata per l’evenienza. Vado in cucina e mi scolo un paio di bicchieri di vla al ciccolato e preparo due toast al burro e marmellata di fichi. Dato che ci sono ripulisco anche la frutta rimasta. Sorrido dentro di me ricordandomi della colazione che facevo qualche anno prima. Mi finisco di preparare in santa pace e canticchio: trovo un completo di Armani e mi metto un pò di Davidoff cool water. “voglio vedere come... và a finire... andando al massimo... senza frenare.... voglio vedere se davvero si và a finir male.... per non rischiare... che diventare... come quel tale...” La passeggiata Oggi era una bellissima giornata piena di sole. La città era quindi piena di gente che si riversava per le strade a godere di questo bene prezioso e non molto comune. Prinsegracht, se possibile, era ancora più bella del solito. I tavolini ai bordi della strada erano pieni di gente che faceva colazione. Il canale era affollato di barche e le persone erano sorridenti. Io mi sentivo veramente in forma, era una di quelle mattine che avvertivo tutta la potenza dentro di me, mi sentivo sicuro e sereno come succede raramente e questo le persone che ti stanno accanto lo sentono perchè sprigioni un energia positiva difficile da ignorare. Lasciando Prinsngracht e attraversando gli altri canali arrivo a Spuistraat davanti all’università. L’ultimo ponte, quello sul Singel ha sempre avuto un’atmosfera ancora più particolare. Mi fermo un momento sotto la statua con il sole in faccia e mi ricordo i tempi in cui ero uno studente e durante le pause venivo qui a fumarmi il cicchino da solo o con gli amici. Mi ricordo molto bene di Roberto, una forza della natura. Mi ricordo di un ragazzo giapponese con cui studiavo inglese che mi vedeva come un mito. Una ragazzina cinese che era sempre così allegra ma allo stesso tempo era capace di starsene alla finestra malinconica per una giornata intera. Trevor che mi porta in camera sua appena arrivato e si mette a tradurmi in italiano “Oppression” di Ben Harper insegnandomi non solo l’inglese ma dandomi una lezione di vita, lui che andava a Leidseplain a suonare il sax per fare qualche soldo e stare qui. Austin lo accompagnava con la chitarra e insieme ci facevame degli “hit” con il waterbong da mandare nei pazzi un elefante. Musica in Prinsengracht, e in ogniuno di noi. Insieme era un orchestra che suonava nel canale; e adesso ero sul ponte e sentivo quel concerto dentro di me che rifluiva e riaffiorava dopo essere passato chissa per quali vie e rielaborazioni. Tutti quei visi, quelle esperienze vissute insieme erano dentro di me e vivevano nascoste là dentro. La serenità e la luce della giornata potevano solo farmene percepire il profondo e oscuro mistero. Nel cyberspace Mi riprendo da questi pensieri ed entro in facoltà. I ragazzi affollano i corridoi e io riesco a passare l’allarme della biblioteca (non so perchè ma ogni volta che passo in mezzo a quegli oggeggi ho sempre la sensazione che debbano mettersi a suonare proprio mentre passo io). Mi sistemo davanti ad un computer per la ricerca in rete, tiro fuori lo zip dalla tasca e lo infilo. Login... pasword ed eccomi nel cyberspace. Esco subito dal circuito di biblioteche in rete e mi dirigo verso la comunità europea. Presentazione generale: solita pacchianata con tanto di logo con a stelle. Vado subito alla stella “Università e ricerca” ed entro nei progetti di ricerca comunitari. Supero un’altro filtro poi vado al progetto sul Controllo del traffico aereo e il terminale mi avverte che sono in una rete protetta. Io digito alcune info e inizio a scaricare la bomba. Mentre aspetto mi guardo intorno. La biblioteca di lettere in Spuistraat è bellissima, mi ricordo che me ne innamorai subito appena la vidi. Dava tutta sul canale Singel e dalle sue larghissime vetrate entrava tutta la luce della giornata e il blu del canale dava un colore e un’atmosfera particolare agli scaffali dei libri e ai tavolini pieni di ragazzi impegnati a guardarsi l’un l’altro e fare finta di studiare. L’architettura dell’edificio è straordinaria, non c’è una netta divisione tra piani e da quelli più alti si vedevano quelli sotto. Il progettista era un genio pazzo. Attendo poco; in fin dei conti si tratta di qualche pagina di testo e immagini. Mi scollego e il messaggio audiovisivo mi ringrazia per la collaborazione alla crescita dell’Europa unita. Me la rido pensando alla portata delle affermazioni contenute nel documento che ho appena scaricato nel loro sito e alle reazioni che scateneranno. Il countdown è iniziato: il documento passerà prima per le mani di qualche segretaria annoiata, poi a qualcuno con il sale necessario a capire che è roba grossa, infine comincierà a saltare sulla sedia qualche colletto bianco e a partire qualche telefonata da oltre oceano. Il dominio di ricerca è abbastanza importante da smuovere interessi sia civili che militari. La bomba dovrebbe scoppiare proprio mentre sono in carcere. Esco dalla biblioteca con estrema calma pensando al panino che avrei ordinato nel bar di fronte. Rigorosamente seduto al tavolino verso il sole. Il mago del Siam
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