
La droga oggi è libera. Viene proposta continuamente ai nostri figli in ogni modo, tempo, luogo e fuori da ogni controllo legale. Si stima che solo in Italia ci siano almeno 450.000 consumatori di sostanze stupefacenti maschi sotto i 20 anni. Di questi, almeno 30.000 sono consumatori di cocaina, mercato in forte crescita, addidrittura triplicato negli ultimi anni. Si registra un enorme sviluppo del mercato via internet e l'introduzione di 17 nuove sostanze solo nel corso del 2007. Le forze dell'ordine di tutti i paesi riescono a bloccare e sequestrare solo il 10% delle sostanze che entrano nel mercato (Studio del dip. di Statistica medica all'Università di Roma Tor Vergata a cura di Carla Rossi in cui si prende in esame dati ufficiali presi da DCSA, Osservatorio Europeo di Lisbona, DEA, ONU, UNODC e Ministero dell'interno Italiano).
Si dirà che le polizia debba essere dotata di ulteriori mezzi di contrasto... che manca la volontà politica per farlo... di migliorare il coordinamento internazionale... di bloccare la produzione alla fonte.... Tutte questioni già viste, dimostratesi inefficaci nei fatti, storicamente fallite negli anni, servite a finanziare progetti inutili e dispendiosi. Allora che fare? Prendere atto del fallimento delle politiche proibizioniste e legalizzare la droga significa arrendersi e alzare bandiera bianca? No. Significa cambiare strumenti e metodi di lotta al fenomeno. Significa non aggiungere ai danni che le sostanze provocano sul corpo e la mente di chi le assume, i devastanti danni sociali che le leggi proibizioniste hanno sul tossicodipendente, sulla società che lo circonda e sulla comunità internazionale. 'Il traffico degli stupefacenti continua ad essere una vera e propia miniera e costituisce il 60% del loro fatturato complessivo (della mafia in Italia n.d.r) che rappresenta una massa enorme di denaro: oltre 100 miliardi di euro l'anno. Un settore che non conosce crisi perchè conta su un ricambio vorticoso dei trafficanti colpiti dalle indagini, sull'apporto di inesauribile personale umano non associato e anzi, spesso esterno, e sulla quasi totale assenza dell'apporto di collaboratori di giustizia.' (Il procuratore generale antimafia Piero Grassi dall'intervista a 'La stampa' del 9 Maggio 2009 a cura di Francesco D'alicata). Il mercato mondiale di droga viene valutato intorno ai 320 bilioni di dollari (World Drug report 2005, UNODC), un valore complessivo maggiore del mercato del petrolio. Questa enormità di denaro, rappresenta un potere talmente forte che è in grado di corrompere interi popoli. Questa forza e questo potere non viene dal prodotto, ma dalle leggi che lo proibiscono. Ci sono milioni di persone che muoiono di fame e che sono pronte a violare queste leggi per ottenere gli immensi guadagni provenienti dalla distribuzione illegale di queste sostanze.
Il fenomeno non viene quindi controllato dagli stati che avrebbero tutto l'interesse a ridurne le dimensioni e i danni che provoca, ma da anti-stati (la mafia in Italia, i guerriglieri in sudamerica, i terroristi in afganistan...) con tutto l'interesse che hanno invece ad espandere i mercati per generare ulteriori guadagni e accrescere il loro potere. 'Mentre le rotte tradizionali di importazione di coca in Europa passavano direttamente dalla Spagna, infatti la Spagna è uno dei maggiori consumatori europei (...), adesso hanno creato una nuova rotta che facilita notevolmente le importazioni e che passa dall'africa occidentale. Allora... cosa è successo? ... che lungo la rotta si è diffuso anche il consumo, quindi la novità degli ultimi anni è che c'è questo forte aumento di consumo in Africa, che segue una delle nuove rotte. (...) La ricerca dei trafficanti di nuovi mercati vergini... chiaramente... avendo più o meno saturato il mercato americano che è stabile, si aspettano prossechè nel giro di qualche anno una saturazione del mercato europeo quindi... nuove rotte, nuovi mercati!' (Estratto dall'intervento di Carla Rossi, professore di Statistica Medica, Università di Roma Tor Vergata nell'ambito del Seminario estivo 2008 "Laboratorio di lettura critica delle teorie e delle pratiche di intervento in materia di consumo di cocaina" 28- 29- 30 agosto 2008 mentre illustrava i dati ONU).
I mafiosi stanno decidendo le sorti dei nostri figli che invece di parlare con medici e psicologi entrano in contatto quotidiano con criminali che hanno tutto l'interesse a renderli dipendenti da una sostanza e quindi da loro che la forniscono. In Italia siamo ancora fermi all'equazione peccato=reato e quindi al terzo mondo culturale da questo punto di vista. E pensare che avremmo tutto l'interesse invece di guidare un grosso cambiamento, con la nostra questione meridionale, che può essere declinata in termini di lotta alla criminalità organizzata. Quale colpo potrebbe essere maggiore che toglierle dall'oggi al domani, con una legge, il 60% del fatturato? Il cambiamento verrà probabilmente dalla cultura e dal pragmatismo anglosassone. Ne vediamo qualche segno. Ma quanto tempo passerà? Quanto faremo pagare al terzo mondo il nostro proibizionismo. Quante vite saranno distrutte? Quanti morti? Quante vittime? Quanto di tutto questo deve accadere prima di rimuovere queste barriere, prima di tutto culturali?
Facili-facile da capire... ma
grams lout lyric via bogey
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