Anthony De Mello è stato un padre cattolico gesuita che può essere tranquillamente scambiato per uno di quei guru new age con le risposte a tutto. Della serie 'Come vivere bene e felici in 24h'. Per me invece è un vero maestro. Il suo pensiero ha cambiato la mia visione della vita e ha dato spesso nuova luce a vecchi concetti e concezioni che erano altrimenti opachi. Messaggio per un'aquila che si crede un pollo è fra i suoi best-seller più amati tradotti in Italia e si trova nel mio comodino da diversi anni. Chi mi conosce da tempo forse ricorderà un ciclo di incontri promosso da me molti anni fà per discutere e parlare dei sui scritti. In realtà i suoi libri trascrivono dialoghi e interazioni fatte dal vivo con persone reali. Il libro vibra infatti di una retorica genuina di amore e rispetto per le persone. Messaggi molto diretti e netti, tagliati spesso con l'accetta, crudi ma anche di forte fiducia e speranza, espressi con uno stile ed un tono leggero, semplice ed estremamente piacevole, a tratti divertente. Mi ci sono subito trovato totalmente a mio agio e pienamente ri-conosciuto. Queste caratteristiche tematico-stilistiche possono farlo confondere con il ciarpame di cui sopra ma sono invece il frutto di un pensiero profondo che affonda le radici su tradizioni culturali molto serie che operano una sintesi tra occidente e oriente davvero preziosa. Il suo messaggio è stato valutato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta dall'allora cardinale Ratzinger come 'incompatibile con la dottrina cattolica' e foriero di 'gravi danni'. Di seguito riporto il testo integrale e ufficiale della notificazione. Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede sugli scritti di Padre Anthony De Mello Il Padre Gesuita indiano Anthony de Mello (1931-1987) è molto noto a motivo delle sue numerose pubblicazioni che, tradotte in diverse lingue, hanno raggiunto una notevole diffusione in molti paesi, anche se non sempre si tratta di testi da lui autorizzati. Le sue opere, che hanno quasi sempre la forma di brevi storie, contengono alcuni elementi validi della sapienza orientale che possono aiutare a raggiungere il dominio di sé, rompere quei legami ed affetti che ci impediscono di essere liberi, affrontare serenamente i diversi eventi favorevoli e avversi della vita. Nei suoi primi scritti in particolare, P. de Mello, pur rivelando evidenti influssi delle correnti spirituali buddiste e taoiste, si è mantenuto ancora all'interno delle linee della spiritualità cristiana. In questi libri egli tratta dei diversi tipi di preghiera: di petizione, di intercessione e di lode, nonché della contemplazione dei misteri della vita di Cristo, ecc. Ma già in certi passi di queste prime opere, e sempre di più nelle sue pubblicazioni successive, si avverte un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede cristiana. Alla rivelazione, avvenuta in Cristo, egli sostituisce una intuizione di Dio senza forma né immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. Per vedere Dio non c'è che da guardare direttamente il mondo. Nulla si può dire su Dio, l'unica conoscenza è la non conoscenza. Porre la questione della sua esistenza, è già un nonsenso. Questo apofatismo radicale porta anche a negare che nella Bibbia ci siano delle affermazioni valide su Dio. Le parole della Scrittura sono delle indicazioni che dovrebbero servire solo per approdare al silenzio. In altri passi il giudizio sui libri sacri delle religioni in generale, senza escludere la stessa Bibbia, è anche più severo: esse impediscono che le persone seguano il proprio buonsenso e le fanno diventare ottuse e crudeli. Le religioni, inclusa quella cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verità. Questa verità, d'altronde, non viene mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l'unico, è, semplicemente, fanatismo. "Dio" viene considerato come una realtà cosmica, vaga e onnipresente. Il suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato. De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio. Anche le affermazioni sul destino definitivo dell'uomo destano perplessità. In qualche momento si parla di uno "scioglimento" nel Dio impersonale, come il sale nell'acqua. In diverse occasioni si dichiara irrilevante anche la questione del destino dopo la morte. Deve interessare soltanto la vita presente. Quanto a questa, dal momento che il male è solo ignoranza, non ci sono regole oggettive di moralità. Bene e male sono soltanto valutazioni mentali imposte alla realtà. Coerentemente con quanto esposto finora, si può comprendere come secondo la logica dell'Autore qualsiasi credo o professione di fede sia in Dio che in Cristo non può che impedire l'accesso personale alla verità. La Chiesa, facendo della parola di Dio nelle Sacre Scritture un idolo, ha finito per scacciare Dio dal tempio. Di conseguenza essa ha perduto l'autorità di insegnare nel nome di Cristo. Al fine pertanto di tutelare il bene dei fedeli, questa Congregazione ritiene necessario dichiarare che le posizioni suesposte sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare gravi danni. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Notificazione, decisa nella Sessione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione. Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 24 giugno 1998, Solennità della Natività di San Giovanni Battista. Joseph Card. Ratzinger, Prefetto Tarcisio Bertone, Arcivescovo emerito di Vercelli, Segretario
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