Critical passing?

Se i ciclisti rivendicano attenzione e rispetto da soggetti considerati più forti quali auto e moto, mi chiedo allora chi tutela il pedone? Forse bisognerebbe formare un gruppo anche per loro, una categoria che rivendichi il pieno e sacrosanto diritto di “possedere” il marciapiede ad uso esclusivo. Troppo spesso infatti quella striscia di asfalto, che dovrebbe ospitare solo e solamente i passanti, viene invasa e smangiucchiata da automibilisti arroganti, ma anche da bici in sosta ai pali o da ciclisti che ne percorrono tranquillamente la superficie. Laddove questo è consentito nessun problema, ma per esempio, nel centro dove i marciapiedi sono spesso stretti e pieni di avvallamenti e fermate dell'autobus, che fare? Si può rischiare di travolgere la vecchietta che scende dal tram o ancora ostruire il passaggio ad una carrozzina (bimbo o disabile che sia). Per non parlare di quando le bici, troppo spesso, circolano contro mano. Confesso che anche a me è successo più volte di gridare allo scandalo quando sono in sella alla mia bici per uno sgarro subito da un auto e poi di lasciarla legata ad un palo sul marcipiede, costringendo così le persone a piedi a fare pericolosi zig zag sul ciglio della strada. Sinceramente non è affatto carino vedere una mamma, o un disabile in carozzella, che fà una fatica bestia invadendo la strada per cercare di schivare la bicicletta che gli sbarra il passaggio. Ma non solo. Purtroppo sempre più spesso mi capita di vedere resti di mezzi a due ruote lasciati per strada come animali agonizzanti. Senza sellino, mancanti della ruota anteriore o posteriore, con i fili del faro strappati, privati dei tappini alle gomme, ecc..... Come se il mezzo che viene lasciato fuori sia di dominio pubblico, che tutti quelli che passano ci possono fare quel che vogliono. Come con il seggiolino del bimbo montato sulla mia bici, che qualche genio ha pensato di utilizzarlo come posacenere o pattumiera, visto che nell'isolato i cestini latitano. Se una parte di pedoni quindi, si diletta a cannibalizzare le bici lasciate incustodite per strada, forse per vendetta o per far capire che anche loro ci sono e contano sul piatto della bilancia, i ciclisti dalla loro rispondono con altrettanta strafottenza. Invadendo il camminamento anche dove non gli sarebbe consentito, parcheggiando i mezzi un po' dove capita o lasciando la bici oramai danneggiata per mesi al solito posto recando danni sia estetici che di sicurezza. Il ciclista che non si impegna infatti nella sua rimozione quanto meno immediata, ma la molla sul luogo del saccheggio ad arrugginirsi sotto la pioggia o sole, contemporaneamente deturpa la bellezza della città e rischia di far inciampare qualche anziano o ferire qualcuno. Se il cilista chiede maggior rispetto e regole in nome di una viabilità più sana e matura, bisogna che lui per primo si impegni a dare il buon esempio. Bici che si trasformano nel tempo solo in ferro vecchio e arrugginito, non contribuiscono quindi alla creazione di una sana e reciproca convivenza con il pedone. Spero perciò che non si inneschi anche qui una guerriglia di banda in stile automobilisti/ciclisti, tra ciclisti/pedoni altrimenti la viabilità cittadina assomiglierebbe sempre di più ad un campo minato, ad una guerra urbana tra soggetti che a rigor di logica dovrebbero, seppur con modalità e ritmi diversi, dirigersi verso la stessa meta comune, quella cioè di una sana e pacifica convivenza.

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